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La Giornata della Memoria a Servigliano

Giovedì 29 febbraio le classi 1I e 1O di Scienze Umane a Servigliano in visita alla Casa della Memoria

In occasione del Giorno della Memoria, istituito con la Legge 20 luglio 2000 n.211, giovedì 29 febbraio le classi 1I e 1O di Scienze Umane si sono recate a Servigliano per visitare la Casa della Memoria: un centro di documentazione con un’aula didattica multimediale che preserva la storia dell’ex Campo di prigionia situato nell’ex stazione ferroviaria.

Questa visita è stata organizzata per approfondire la conoscenza della Shoah e delle deportazioni che hanno attraversato il secolo scorso fino al Secondo Dopoguerra, offrendo agli studenti un’esperienza diretta e significativa. Durante la giornata, gli alunni hanno potuto esplorare il sito storico e ascoltare le testimonianze relative al periodo storico a cui il campo è dedicato.

A suo tempo, il campo di prigionia è stato costruito proprio in questa zona perché Servigliano si trovava in terreni pianeggianti, in località non palustri, lontana dai centri industriali ed era facilmente sorvegliabile. Inoltre, questa città possedeva una ferrovia a vapore e l’economia era prevalentemente agricola e, quindi, priva di agitazioni proletarie.

E’ stato costruito in 10 mesi e contava 32 baracche in legno da 300 metri cubi ciascuna e queste potevano ospitare fino a 125 prigionieri. Era diviso in due settori indipendenti che potevano ospitare complessivamente circa 4000 prigionieri.  

Nella Prima guerra mondiale, questo campo fungeva da prigione per i soldati austro-ungarici a seguito dell’ingresso in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915 contro l’Impero Austro-Ungarico. Nell’autunno dello stesso anno si inizia la costruzione del campo di Servigliano per la detenzione dei prigionieri di guerra, che arrivano nell’agosto 1916. 

I prigionieri austroungarici venivano impiegati per lavorare in botteghe predisposte dal comando come la sartoria o la falegnameria, mentre altri erano autorizzati ad uscire dal campo per lavorare come muratori o contadini. Nel 1919 il campo venne riconvertito come centro di rieducazione per soldati Italiani redenti, ossia soldati di lingua italiana sudditi dell’ex Impero Austro- Ungarico e che, quindi, avevano combattuto nell’esercito nemico. Lo scopo era recuperarli riportandoli agli ideali nazionali. In quello stesso periodo si attestano vari documenti di profughi Italiani provenienti da zone di guerra.

Durante la Seconda guerra mondiale il campo diventa una prigione per i Militari  Alleati. Il 5 gennaio 1941 si riapre il campo per accogliere i prigionieri di guerra, Greci e Slavi. Nel febbraio 1942 arrivano i prigionieri Alleati catturati in Nord Africa ma anche Inglesi, Francesi e Americani.

L’8 settembre 1943 l’Italia firma l’Armistizio con gli Alleati. Pochi giorni dopo, alla notizia che alcune divisioni tedesche stavano invadendo l’Italia, tutti i prigionieri scappano dal campo. 

Nell’ottobre 1943 il campo era utilizzato per l’internamento degli Ebrei; questa destinazione veniva decisa dal Comando Tedesco e così inizia il loro rastrellamento nella provincia di Ascoli Piceno. Nel Marzo 1944 si registrano le prime catture e tra i prigionieri figurano 61 Ebrei. Nell’aprile dello stesso anno alcuni Ebrei, con l’aiuto di alcuni Partigiani e agevolati dal disarmo dei Militari Italiani, riescono a fuggire dal campo. Il 3 Marzo 1944 avviene un bombardamento da parte degli Alleati che distrugge una parte della cinta muraria e per questo i prigionieri riuscirono ad evadere, di cui, però, 31 sono catturati e il 4 maggio vengono trasferiti al Campo di Fossoli e di qui ad Auschwitz. 

Il 4 giugno dello stesso anno avviene la liberazione di Roma e le truppe tedesche iniziarono a ritirarsi dalla zona di Servigliano.

Questa visita ha offerto l’opportunità di conoscere la storia del campo di Servigliano  e di riflettere su quanto accaduto al popolo ebraico e, in generale, su un periodo oscuro e tragico della storia del nostro Paese e dell’Europa, sull’importanza della memoria per costruire ponti e mai più guerre. 

In conclusione, la visita al Campo della Memoria di Servigliano non si può definire una semplice uscita didattica ma un’esperienza profonda su una pagina dolorosa della storia. Camminare tra quei luoghi ha fatto rievocare in tutti il peso delle sofferenze vissute da tante persone innocenti. Nel viaggio di ritorno gli alunni hanno condiviso con i docenti quel senso di tristezza che scaturisce dalla forte consapevolezza che è loro compito ricordare alle generazioni future ciò che è accaduto, soprattutto in assenza di testimoni. Solo così si può imparare dagli errori del passato attraverso l’impegno quotidiano; solo così si può costruire una nuova società in un mondo più giusto dove il rispetto, la tolleranza e la pace siano i valori fondanti. 

“La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo, perché essa dovrebbe arricchire la vita, dà diritto, far fare dei confronti, dare la possibilità di pensare ad errori o cose giuste fatte. Non si tratta di un esame di coscienza, ma di qualche cosa che va al di là, perché con la memoria si possono fare dei bilanci, delle considerazioni e delle scelte. Non si tratta di ricordare la scadenza di una data, ma qualche cosa di più, che dà molto valore alla vita.” (Mario Rigoni Stern)

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